domenica 22 novembre 2009

Dal frantoio alla tavola...

L'ape è pronta per la partenza: vado al frantoio a frangere le olive. Sono belle, piuttosto grosse e ci si aspetta sempre una buona resa...
Quest'anno ho scelto di andare a Perinaldo, perchè è uno dei pochi frantoi ancora dotato delle macine in pietra per la prima schiacciatura.

U gumbu

Le olive si stanno schiacciando sotto il peso delle grandi ruote: c'è molto rumore, nel frantoio, ma l'atmosfera, l'odore, il processo di frangitura, l'attesa della fuori uscita dell'olio annullano il disagio.

Elvio, il frantoiano

Il passaggio successivo avviene nella gramolatrice: con molta attenzione il mio amico Elvio segue imperturbabile i processi, sapendo abilmente tener dietro a tutti macchinari benchè svolga il lavoro... da solo.

L'olio nuovo

Dopo il passaggio nei separatori, ecco che arriva l'olio nuovo: come da una fontana inizia a sgorgare e l'emozione è sempre forte...

Riempitura dei contenitori per il trasporto

Aiutata da Claudio, mio amico "storico" di Perinaldo, procedo a riempire i contenitori per trasportare l'olio a casa. Ancora non so quanto avranno reso; quando tutto l'olio, fino all'ultima goccia, sarà stato messo nelle taniche, avverrà la pesatura: la previsione era di kg. 2,200 a misura, ma il risultato si è attestato leggermente al di sotto, ovvero kg. 2,150, e corro subito ai ripari cercando le più svariate giustificazioni, per ammortizzare la piccola delusione.

U bagnétu

Ed ecco il momento più bello: dopo aver sistemato l'olio nelle giare e nei più moderni contenitori d'acciaio, arriva il momento di gustarsi il frutto del proprio lavoro: preparo una bella varietà di verdure crude e in una scodella schiaccio con la forchetta alcuni filetti di acciughe salate, cui aggiungo aceto e l'olio nuovo. Un ricco pinzimonio (per dirlo in italiano) in cui intingere le varie cruditè, ma per noi Liguri chiamasi bagnétu ed è il rito che si celebra da sempre nella mia famiglia al ritorno dal frantoio.
Una tradizione che mantengo volentieri!

venerdì 20 novembre 2009

Abundantia regnat


Cachi

In questo autunno 2009 non si può certo dire che la natura abbia fatto economie: l'abbondanza di alcune tipologie di frutti testimonia, infatti, esattamente il contrario.
Il caco ha prodotto qualcosa di inverosimile: cachi grossi, sani e buonissimi.

Olive varietà Taggiasca

Anche gli ulivi sono stracarichi di drupe e producono un olio eccellente: colpite molto poco dalla mosca, si sono praticamente evitati i trattamenti di fitofarmaci nelle zone più a rischio, ovvero quelle più vicino al mare, per cui alla bontà si aggiunge anche la totale assenza di residui chimici.
D'altronde ve lo avevo già anticipato qui

Limone varietà Bigné de Menton o Quattrostagioni

Anche questa piccola pianta di limoni ha dato il massimo di sè: presenta addirittura un ramo spezzato per il peso dei frutti!
Profumatissimi e belli da esporre oltre che da consumare, i limoni del ponente ligure subiscono di anno in anno grossi cali di produzione, viste le importazioni da ogni dove.
Gli Inglesi ne valorizzarono l'uso per combattere lo scorbuto, per cui a fine Ottocento ingenti quantitativi raggiungevano il Regno Unito.


Sono sempre stati un'interessante fonte di reddito per gli agricoltori liguri, anzi, erano la produzione estiva per eccellenza, visto che i fiori erano una prerogativa invernale.
Purtroppo ora non è più così: ognuno coltiva alcune piante per il proprio fabbisogno, ma il mercato ha perso importanza.
L'abbondanza di frutti riesce sempre a stupire gli agricoltori: sembra sempre un miracolo, non si riesce a capacitarsi!
In quest'era di perenne e perenni "deficit", meno male che ci pensa la natura a colmare i vuoti.

mercoledì 18 novembre 2009

Via con me



Paolo Conte - Via con me (It's wonderful)

Cercare rifugio a volte aiuta.

domenica 15 novembre 2009

Elevazione

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia tu ti muovi con agilità,
e, come un bravo nuotatore che fende l' onda,
tu solchi gaiamente, l'immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.
Via da questi miasmi putridi, va' a purificarti nell'aria superiore,
e bevi come un puro e divin liquore
il fuoco chiaro che riempie i limpidi spazi.
Alle spalle le noie e i molti dispiaceri
che gravano col loro peso sulla grigia esistenza
felice chi può con un colpo d'ala vigoroso
slanciarsi verso campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
- che plana sulla vita - e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Charles Baudelaire (1821-1867)

venerdì 13 novembre 2009

Appoggio a Don Paolo Farinella

Alziamo le nostre coscienze e tiriamo su la nostra schiena
di Paolo Farinella, prete


Genova 12 novembre 2009. - Il governo e la maggioranza hanno valicato ogni ritegno: ormai delinquono in pubblico e in tv apertamente al grido minaccioso di «Salvare Berlusconi ad ogni costo». Il parlamento chiuso si riapre per approvare una leggina che metta al sicuro Berlusconi dai «suoi processi» e non importa se questa leggina non solo annienta gli scandali di truffa, falso in bilancio, bancarotta, ecc. ma annulla il diritto di milioni di cittadini che hanno diritto ad una sentenza ed eventualmente ad un risarcimento. Con questa legge che riduce solo i tempi dei processi, senza dare personale, strumenti e mezzi per accelerarli, si consuma la supremazia definitiva del sopruso sul diritto, della mafiosità sulla legalità, dell’impudenza sulla dignità e la sconfitta definitiva dello stato di diritto.
Berlusconi, dopo il lodo Alfano torna ad essere, almeno teoricamente, un cittadino come gli altri e come tutti deve essere processato e assolto o condannato con una sentenza inappellabile. Non possiamo tollerare ancora una volta una legge che lo salvi impunemente, anche in presenza di sentenze in corso. Non possiamo assistere inattivi, inermi e complici di una immoralità e indegnità di questa portata.
Usiamo la rete non solo per resistere, ma per reagire, per impedire che ancora una volta il corrotto, corruttore, compratore di giudici, di sentenze e di testimoni, il predatore fiscale che con le sue evasioni e i suoi conti esteri ha rubato a tutti noi e a ciascuno di noi. Una leggina riguarda Mediaset che deve al fisco circa 200 milioni di euro e se la caverà con un misero 5%. Come è possibile che i pensionati, i lavoratori a stipendio fisso, i precari, i cassintegrati, le donne, i senza lavoro, possano ancora votarlo e vederlo come un modello?
Come è possibile che assistiamo rassegnati alla vivisezione della Costituzione e della sopravvivenza di uno scampolo di dignità? Siamo calpestati ogni giorno nei nostri diritti e derisi nella nostra dignità e non siamo in grado di reagire come si conviene ad un popolo di gente che ogni giorno si ammazza per vivere onestamente del proprio lavoro e nel rispetto della Legge.
Non possiamo tollerare più che un uomo disponga dello Stato, delle sue Istituzioni, che ordini alla Rai di firmare un contratto di 6 milioni di euro al suo maggiordomo Bruno Vespa perché è bravo a fargli il bidet. Non possiamo tollerare che un suo dipendente, Minzolini, pontifichi a suo nome dalla tv di Stato; non possiamo più tollerare che sia smantellata Rai anche se aumenta ascolti e fatturato solo perché indigesta al satrapo senza statura. Non possiamo più tollerare che ci domini a suo piacimento e a suo uso e consumo. Se lui è l’utilizzatore finale delle prostitute a pagamento, noi vogliamo essere le sue mignotte «a gratis»?
Mettiamo in moto una rivoluzione e riportiamo il treno dentro i binari della Legge, delle Istituzioni, della Legalità, della Giustizia, della Dignità e del nostro Onore. E’ ora il tempo di scendere in piazza non per rivendicare un aumento di stipendio, ma per rivendicare un sussulto di dignità e di orgoglio di essere Italiani e Italiane che non vogliono essere scaricati come spazzatura. Berlusconi sta imperando e sta distruggendo tutto perché noi lo permettiamo o quanto meno lo tolleriamo.
Alziamoci in piedi e non pieghiamo la testa, chiedendo a gran voce, se necessario con uno sciopero generale ad oltranza, le dimissioni di Berlusconi, dei suoi avvocati pagati da noi e la conclusione dei suoi processi perché in Italia nessuno può essere più uguale degli altri e tutti, nessuno escluso, devono sottostare alla Maestà del Diritto.
Mi appello alle organizzazioni sindacali, ai partiti, alle associazioni nazionali e internazionali, ai gruppi organizzati, all’Onda lunga della scuola, ai blogger, alle singole persone di buona volontà con ancora una coscienza integra perché «el pueblo unido jamás será vencido».

mercoledì 11 novembre 2009

L'Ercolino

Moto Guzzi "Ercolino"

Non saprei a quale epoca riferire la loro nascita, ma verso la fine degli anni Sessanta arrivarono a Vallebona gli "Ercolino" della Moto Guzzi, apportando un'ondata di progresso incredibile.
Insieme all'Ape Piaggio, sostituirono i muli, rendendo la vita lavorativa "meccanizzata" in quanto a trasporti di cose e persone: rappresentarono un vero e proprio input per la costruzione delle strade interpoderali.

Quello che vedete nella foto è uno dei due ancora funzionanti e sopravvissuti a quell'epoca , in cui se ne contavano in paese più di trenta. U mutucaru (il motocarro) era il suo nome ricorrente e anche la tradizione del Fògu du bambìn ha assunto importanza e rilievo grazie al suo avvento, dato che permetteva un agile e cospicuo trasporto di legna.

I proprietari degli ultimi due Ercolino sopravvissuti hanno il nome che inizia per "E", ma uno dei due si chiama nientepopodimeno che... Ercole!
Adoro questo mezzo perchè, tra ruggine, spaghi, fili di ferro, sostituzioni improvvisate, cuscini di spugna legati come pacchi, serbatoi della benzina rimediati da atomizzatori "Turbine" dismessi e chi più ne ha più ne metta, sono una sfida ad una società che ci chiede sempre più prefezionismi, sofisticazioni, mezzi rinnovati e adeguati ai tempi.
Sì, mi piace l'Ercolino perchè è un ribelle!

domenica 8 novembre 2009

Rimediare

Capo Ampelio e la Francia visti da Sanremo - foto di Marco Lorenzi

Presumo che il mio amico Marco Lorenzi sia rimasto inorridito dalle foto che ho pubblicato sul precedente post e abbia così tempestivamente deciso di inviarmene una delle sue.
Anche l'occhio vuole la sua parte ed allora ben venga la collaborazione altrui, quando da soli si arriva fin dove si può...
Rimedio così pubblicando la sua foto e rimarcando quale intensa bellezza offrano i tramonti nel mese di novembre: sicuramenti uno dei migliori spettacoli che ci offre la natura.
Non ci resta che approffittarne e goderceli.